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La politica del bordello

Pubblicato da exerciat su Luglio 10, 2008

Di bordello, nella variante lessicale più favorevole, ovvero confusione vivace e dinamica, Umberto Bossi sicuramente se ne intende, e non sono pochi i leghisti che, in base alla loro mai dismessa concezione del partito di lotta e di governo, fanno regolarmente leva sulla confusione politica. Qualche volta, in tempi recenti, Bossi e, persino, absit iniuria verbis, Calderoli, sono apparsi a fronte di alcuni esagitati berluscones, sperimentati uomini di governo, pronti a sopire le tensioni e i conflitti (quelli dai quali non hanno nulla da guadagnare). Pensare, però, che le loro rare e scherzose prese di distanza dalla maggioranza e dal Presidente Berlusconi rappresentino il segnale di una qualche crisi prossima ventura che impedirà al governo di giungere a fine legislatura è francamente eccessivo; sembra soltanto un fin troppo pio desiderio. Da un lato, Bossi ha imparato che tirare troppo la corda può avere effetti negativi anche sulle tematiche alle quali tiene maggiormente, quasi costitutivamente, che non sono soltanto il federalismo, ma anche i controlli sull’immigrazione e un giro di vite sulla sicurezza. Dall’altro, sembrerebbe che, almeno secondo i sondaggi di Renato Mannheimer (Corriere della Sera, 6 luglio), non soltanto sia cresciuta la fiducia degli italiani in Berlusconi fino a raggiungere il 56 per cento, una percentuale davvero elevata, ma che addirittura il 61 per cento degli italiani dia una valutazione positiva dell’operato del governo.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76916

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